La storia del mandamento di Sondrio
La Valtellina ha avuto un ruolo di particolare rilievo dal punto di vista politico ed economico all’interno dei rapporti di potere degli stati italiani ed europei, sia come baluardo difensivo, che come via di comunicazione verso il nord Europa.
Gli studiosi della storia della Valtellina fanno risalire la presenza dell’uomo nelle nostre terre all’età del bronzo, in base a reperti e a ritrovamenti di graffiti su pietre.
L’evento che cambiò totalmente le abitudini dei primi abitanti fu la penetrazione romana verso il 200 a.C.: da quel momento la cultura romana subentrò gradualmente a quella ligure-etrusca e celtica preesistente.
I popoli barbari, che sancirono la fine dell’impero romano, passarono anche attraverso la Valtellina e a loro, tra il 1027 e il 1039 d.C., seguirono i De’ Capitanei che presero possesso di Sondrio. Essi verso il 1100 d.c. organizzarono anche l’amministrazione del territorio: nei primi tempi attorno a torri e castelli, successivamente in nuclei rurali indipendenti: case raggruppate che si potevano trasformare in fortezze, munite di servizi essenziali.
Dal 1335 al 1495 d.C., la Valtellina fu sotto il dominio dei Visconti e degli Sforza, signori di Milano. Durante tale periodo si consolidarono quelle strutture sociali, politiche e amministrative che ressero la vita dei suoi abitanti sino alla fine del XVIII secolo.
Dopo la caduta degli Sforza, i Grigioni, organizzati nelle Tre Leghe, con opportune alleanze, ora con i francesi, ora con gli austriaci, riuscirono ad avere il dominio sulla Valtellina per quasi tre secoli, fino al 1798 d.C..
Con l’avvento in Italia di Napoleone Bonaparte la Valtellina entrò a far parte della Repubblica Cisalpina, ma vi rimase solo per due anni quando venne conquistata dagli Austriaci che regnarono fino all’unificazione dell’Italia.